Il 13 luglio 2010, alle ore 14.30 presso l’aula C della facoltà di Ingegneria, si è tenuta un’assemblea studentesca organizzata dall'Unione degli Universitari per informare gli studenti degli effetti che la nuova riforma ministeriale – il DDL 1905 - avrà sull’immediato futuro dell’Università italiana a colpi di tagli, riorganizzazione del personale e del reclutamento.
Numerosi gli studenti presenti, sintomo che i disagi da tempo preannunciati stanno emergendo clamorosamente, ma anche i professori e i ricercatori, che insieme hanno dato vita ad un discussione costruttiva sul DDL e sulle conseguenze che esso comporterà.
I tagli che già sono stati attuati, aumenteranno in maniera progressiva fino al 2012 Nel contempo il blocco del turn-over al 50% (ogni due pensionamenti è possibile una sola assunzione) ridurrà in maniera drastica e indiscriminata il personale docente, mettendo in crisi numerose facoltà.
La decisione dei ricercatori di non svolgere l’attività didattica, non prevista peraltro dal loro contratto, è una scelta che deriva direttamente dallo scenario disastroso in cui vive l’università. Per capire meglio è importante spiegare quali sono i problemi che hanno portato i ricercatori a prendere questa decisione.
In primo luogo il nuovo DDL cancella la figura del ricercatore a tempo indeterminato, inserendo invece quella a tempo determinato con contratti di tre anni rinnovabili per altri tre. In tal modo da un lato crolla la qualità della ricerca, che dovrà sottostare ai limiti temporali imposti dalla legge, dall’altro le università avranno molto più interesse a promuovere a professore associato i ricercatori a tempo determinato rispetto a quelli a tempo indeterminato (in quanto in tal modo avrebbero del personale docente in più).
Inoltre il disegno di legge obbliga all’attività didattica i ricercatori, che però non vedono riconosciuto in nessun modo l’aumento dei loro doveri: né tramite un aumento di stipendio, né tramite un riconoscimento del loro Stato Giuridico, né tramite l’avvicinamento dei loro diritti a quelli dei professori (cosa che di fatto diventeranno dovendo svolgere obbligatoriamente ricerca e didattica).
L’ effetto principale della scelta dei ricercatori sarà che il 40% dei corsi di Ingegneria (ma non solo) non avrà copertura didattica (copertura che i ricercatori hanno finora tenuto gratuitamente, in quanto non prevista dal loro contratto). A pagarne sarà ovviamente la qualità dell’offerta formativa.
A questo proposito, la situazione che si profila per il prossimo A.A. è desolante: le aule potrebbero essere vuote (prive di professore) oppure i corsi potrebbero essere tenuti da docenti di altre Facoltà o addirittura tenuti in altre Facoltà, creando anche numerosi disagi per gli studenti.
A peggiorare le cose, tutta la protesta è accompagnata da un costante “muro” di silenzio dietro cui si nasconde l'Amministrazione dell’Ateneo che, nonostante le continue sollecitazioni dei rappresentanti dell'Unione degli Universitari negli organi maggiori, non ha ancora fornito risposte su come sostenere l'offerta didattica del prossimo A.A., decidendo di aprire le immatricolazioni senza prima essere arrivati ad una soluzione.
Bisogna essere consapevoli, però, che le problematiche legate ai ricercatori sono solo la punta dell’iceberg. Tentare di risolvere solo alcuni problemi senza toccare tutti gli altri non aiuterà in nessun modo l’Università pubblica. È quindi importante mantenere una linea comune tra ricercatori, studenti e docenti, per evitare di assumere posizioni particolaristiche che potrebbero spezzare il fronte della protesta e riversare sui soli studenti tutte le difficoltà.
Alla fine della riunione si è quindi calendarizzato per il prossimo 27 luglio 2010 un presidio nella sede centrale di giurisprudenza, dove si riunirà il Senato Accademico, al fine di abbattere finalmente il “muro” di silenzio dell'Amministrazione. Lo scopo è quello di ricevere delle risposte in merito al sostentamento dell'offerta didattica per il prossimo A.A. in modo da poter dare delle risposte concrete agli studenti.










